Vaccino antinfluenzale per infermieri: obbligo e mascherina

Prima della stagione influenzale
In Svizzera il personale curante non ha alcun obbligo di vaccinarsi contro l'influenza: l'Ufficio federale della sanità pubblica lo raccomanda, niente di più. Un vero obbligo potrebbe imporlo solo il Cantone e, in una situazione di crisi, il Consiglio federale, per un periodo limitato e mai con la coercizione. Il Suo ospedale, la Sua casa per anziani o il Suo servizio di cure a domicilio può offrire e pagare il vaccino e, di regola, chiedere la mascherina a chi non è vaccinato durante la stagione. Può chiederLe lo stato vaccinale solo se l'informazione gli serve per il lavoro, e la Sua risposta è un dato sulla salute, degno di particolare protezione.
Questa è la risposta breve. Chi cerca informazioni sul tema in autunno trova soprattutto articoli di giornale degli anni dal 2017 al 2020 sui bassi tassi di vaccinazione negli ospedali e vecchi dibattiti dell'epoca del COVID. Alle domande che Lei si pone come dipendente non rispondono: che cosa può imporre il datore di lavoro, che cosa deve fare con i Suoi dati e chi paga? Per rispondere abbiamo letto la legge sulle epidemie, il Codice delle obbligazioni, la legge sulla protezione dei dati, le raccomandazioni dell'UFSP e di Swissnoso e le regole pubblicate da alcuni ospedali.
Il datore di lavoro può imporre il vaccino antinfluenzale?
Come obbligo di legge no: in tempi normali può farlo solo il Cantone. La legge sulle epidemie permette ai Cantoni di dichiarare obbligatorie le vaccinazioni di gruppi a rischio, di persone particolarmente esposte e di persone che esercitano determinate attività, ma solo se esiste un pericolo considerevole. Il personale curante rientra chiaramente nell'ultimo gruppo. A livello federale il Consiglio federale può ordinare la stessa cosa solo in una situazione particolare, come quella vissuta durante la pandemia, e solo dopo aver sentito i Cantoni (art. 6 LEp).
Quanto sia stretto questo margine lo mostra l'ordinanza sulle epidemie. Prima di agire, un Cantone deve valutare tra l'altro la gravità della malattia, l'efficacia attesa di un obbligo e se altre misure basterebbero. Un obbligo per il personale delle istituzioni sanitarie va limitato agli ambiti in cui il rischio di propagazione è elevato o in cui sono in pericolo persone particolarmente vulnerabili. Deve essere limitato nel tempo. E nessuno può essere vaccinato con la coercizione fisica.
Per la stagione 2026/27 l'UFSP ha pubblicato una raccomandazione, non un obbligo. Nel suo comunicato stampa del 13 ottobre 2026 scrive che la raccomandazione di vaccinazione contro l'influenza è rimasta invariata rispetto alla scorsa stagione. Per sapere se il Suo Cantone ha deciso qualcosa di proprio, si rivolga al servizio del medico cantonale.
La questione però non è del tutto chiusa, perché esiste una seconda via: il contratto di lavoro. Per un nuovo posto un istituto può stabilire quali vaccinazioni richiede, e chi firma il contratto accetta la condizione. Un ospedale di Ginevra mostra come funziona in pratica.
Ginevra: vaccinazioni obbligatorie solo per determinati posti
Gli Hôpitaux universitaires de Genève (HUG) hanno deciso nell'agosto 2021 che tutti i nuovi collaboratori assunti dal 1° settembre 2021 dovevano essere vaccinati contro il COVID. Il comunicato (in francese) mostra il limite di questa via: il personale già assunto era vivamente incoraggiato a vaccinarsi, ma non vi era obbligato, «conformément aux conditions de travail qu'il a signées», cioè in base alle condizioni di lavoro che aveva firmato.
Nello stesso testo gli HUG citano vaccinazioni che da loro sono obbligatorie da più tempo: contro la pertosse in pediatria, ginecologia e ostetricia, contro l'epatite B per il personale esposto al rischio di contagio. La vaccinazione antinfluenzale non ne fa parte. È raccomandata a tutto il personale, indipendentemente dalla funzione, e la pagano gli HUG. Questa linea, obbligo solo per singoli rischi e posti ma semplice raccomandazione per l'influenza, corrisponde a quanto prevede la Confederazione.
Che cosa raccomanda l'UFSP al personale curante
L'UFSP raccomanda il vaccino antinfluenzale a tutte le persone che per lavoro hanno contatti regolari con persone ad alto rischio o con lattanti sotto i sei mesi. Nella sua raccomandazione sulla vaccinazione antinfluenzale cita espressamente tutto il personale curante, medico e paramedico, il personale degli asili nido e dei centri diurni e quello delle case di riposo e di cura, compresi studenti e tirocinanti.

Il motivo non è tanto la Sua protezione quanto quella dei Suoi pazienti e ospiti. Tra le persone ad alto rischio l'UFSP conta chi ha 65 anni o più, le donne incinte, le persone con malattie croniche del cuore, dei polmoni o dei reni, quelle con difese immunitarie indebolite e tutti gli ospiti delle case di cura. Sono le persone di cui Lei si occupa ogni giorno. Il vaccino non protegge in modo perfetto: secondo la pagina della Confederazione sull'influenza, contro il contagio o una forma lieve la sua efficacia varia dal 20 all'80 per cento a seconda della stagione e del gruppo, ma riduce nettamente il rischio di complicazioni e di decesso.
Anche gli ospedali sono chiamati a fare la loro parte. Swissnoso, il centro nazionale per la prevenzione delle infezioni, nelle sue raccomandazioni sulle infezioni respiratorie virali raccomanda agli ospedali per cure acute di offrire al personale la vaccinazione contro l'influenza. Offrire non significa imporre. Che cosa può fare un istituto se Lei non accetta l'offerta lo stabilisce un'altra legge.
Mascherina al posto del vaccino: che cosa può imporre l'istituto
L'istituto può introdurre una regola sulla mascherina per chi non è vaccinato, purché sia proporzionata. La base è il diritto di impartire istruzioni: il datore di lavoro può stabilire direttive sull'esecuzione del lavoro e sul comportamento nell'azienda, e Lei deve osservarle secondo le norme della buona fede (art. 321d CO). Nello stesso tempo il datore di lavoro deve proteggere la salute del suo personale (art. 328 CO), e ha una responsabilità anche verso pazienti e ospiti.
Nessuna legge permette o vieta espressamente di imporre la mascherina contro l'influenza a chi non è vaccinato. Swissnoso raccomanda di valutare, a seconda della situazione locale, per esempio in una stagione influenzale intensa o in caso di focolaio, l'uso generalizzato della mascherina, in quel caso per tutti. Una regola solo per chi non è vaccinato è meno incisiva di un obbligo di vaccinazione, non tocca il Suo corpo e vale solo per la stagione. Per questo in un ospedale o in una casa per anziani con persone vulnerabili dovrebbe essere di regola ragionevolmente esigibile. Le mascherine deve fornirle l'istituto, come qualsiasi altro dispositivo di protezione (art. 5 OPI), e a quel punto Lei deve portarle (art. 82 LAINF).

Regole del genere non sono nuove. Due esempi sono documentati pubblicamente, entrambi dalla stampa ed entrambi di qualche anno fa.
Basilea e Zofingen: la mascherina nella stagione influenzale
All'Ospedale universitario di Basilea i collaboratori non vaccinati dovevano portare la mascherina in situazioni eccezionali, riferiva Nau.ch (in tedesco) nell'ottobre 2017, sulla base di un sondaggio della Basellandschaftliche Zeitung. Se la regola valga ancora oggi non possiamo verificarlo, perché le direttive d'igiene dell'ospedale sono accessibili solo internamente. Secondo un servizio della SRF (in tedesco) del 2020, l'ospedale di Zofingen chiedeva la mascherina durante la stagione influenzale a tutti i collaboratori non vaccinati. In cinque anni aveva portato il tasso di vaccinazione del personale a contatto con i pazienti dal 23 al 53 per cento, con un'informazione regolare, corsi di aggiornamento, possibilità di dare un riscontro e appunto questa regola sulla mascherina.
Che cosa vale nel Suo istituto lo trova nel regolamento del personale, in una direttiva d'igiene o in una comunicazione prima della stagione. Se non arriva nulla, chieda. Una regola sulla mascherina per chi non è vaccinato funziona però solo se l'istituto sa chi è vaccinato. E questo porta alla domanda più delicata.
Il datore di lavoro può chiedere lo stato vaccinale?
Solo se l'informazione gli serve per il lavoro, e in tal caso deve trattarla come un dato degno di particolare protezione. Un datore di lavoro può trattare dati che La riguardano soltanto se si riferiscono alla Sua idoneità lavorativa o sono necessari all'esecuzione del contratto di lavoro (art. 328b CO). Essere vaccinati o no contro l'influenza è un dato sulla salute, e i dati sulla salute sono dati personali degni di particolare protezione (art. 5 LPD).
In un reparto con pazienti immunodepressi lo stato vaccinale può essere necessario per il lavoro, per esempio per applicare una regola sulla mascherina. Per la contabilità difficilmente lo è. Anche dove la domanda è ammessa valgono i principi della legge sulla protezione dei dati: l'istituto raccoglie solo ciò che gli serve per uno scopo determinato e riconoscibile per Lei, e lo distrugge appena non gli serve più. Ottenere il Suo consenso gli serve a poco. Nella sua pagina sul trattamento dei dati da parte del datore di lavoro, l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza osserva che, a causa della loro subordinazione, gli impiegati sono molto raramente in grado di dare liberamente il loro consenso, e in ogni caso dall'art. 328b CO non si può mai derogare a Suo svantaggio.
Chi può vedere la Sua risposta
Per gli esami medici in azienda l'Incaricato traccia una linea chiara: i medici, anche quelli di fiducia dell'impresa, comunicano al datore di lavoro solo ciò che conta per l'idoneità, nessuna diagnosi, e la cartella medica resta presso di loro. Applicato al vaccino antinfluenzale, secondo noi significa che la prova di vaccinazione spetta al servizio di medicina del personale. Il Suo capo reparto deve solo sapere se durante la stagione porta la mascherina. Se lavora in un ospedale cantonale o comunale, spesso si applica la legge cantonale sulla protezione dei dati invece di quella federale.
Può chiedere in ogni momento e gratuitamente all'istituto quali dati tratta su di Lei, a quale scopo e per quanto tempo (art. 25 LPD). La risposta deve arrivare entro 30 giorni, oppure entro quel termine l'istituto deve dirLe quando arriverà (art. 18 OPDa). Basta una breve richiesta:
Oggetto: richiesta d'accesso ai miei dati sulle vaccinazioni
Gentili signore e signori, in virtù dell'art. 25 LPD chiedo di sapere se e quali dati sul mio stato vaccinale sono trattati, a quale scopo, chi può consultarli nell'istituto e per quanto tempo sono conservati. Cordiali saluti, [nome, numero di matricola, reparto]
Se non vuole rispondere, non deve farlo. Se nell'istituto vale una regola sulla mascherina per chiunque non presenti una prova di vaccinazione, porterà semplicemente la mascherina. Se invece si fa vaccinare, la domanda principale è chi paga il conto.
Chi paga il vaccino antinfluenzale?
Di regola il datore di lavoro, in ogni caso non la cassa malati. L'ordinanza sulle prestazioni esclude espressamente dall'assicurazione di base le vaccinazioni per motivi professionali (art. 12a cpv. 3 OPre). Nella nota della sua raccomandazione l'UFSP scrive che, quando la vaccinazione è indicata in ragione dell'attività professionale, i costi sono generalmente a carico del datore di lavoro, e gli HUG dicono lo stesso nella loro pagina sull'influenza (in francese). Un obbligo di legge in tal senso non l'abbiamo trovato. Resta una regola della prassi.
Il caso è diverso se è Lei a far parte di un gruppo a rischio, per esempio per una gravidanza, per una malattia cronica o perché ha 65 anni o più. Allora, secondo l'UFSP, paga l'assicurazione di base, a condizione che la franchigia sia già stata raggiunta. In gravidanza l'UFSP raccomanda comunque il vaccino antinfluenzale, indipendentemente dalla professione.
Se il Suo istituto non offre la vaccinazione, prima dell'appuntamento in farmacia o dal medico chieda all'istituto se si fa carico della fattura, e conservi la ricevuta. Se lavora tramite un'agenzia di lavoro temporaneo, nella quotidianità vale la regola sulla mascherina dell'istituto in cui presta servizio, come spieghiamo nel nostro articolo su lavoro temporaneo e pool. I costi del vaccino invece li chiarisce con l'agenzia, perché il Suo datore di lavoro è l'agenzia. Resta da capire quando il vaccino è più utile.
Quando farsi vaccinare
Secondo l'UFSP il periodo migliore va da metà ottobre all'inizio dell'ondata di influenza, che in Svizzera arriva di solito tra metà dicembre e metà marzo. Nella maggior parte dei casi comincia a gennaio. Un vaccino a novembre o a dicembre non è quindi troppo tardi, finché l'ondata non è iniziata.

Quest'autunno ci sono due Settimane nazionali della vaccinazione: dal 2 al 7 novembre e dal 23 al 28 novembre 2026. Negli studi medici e nelle farmacie che aderiscono all'iniziativa può ricevere una consulenza e farsi vaccinare contro l'influenza, la COVID-19 o l'RSV, di solito con appuntamento, a volte anche senza. Le Settimane sono promosse dal Collegio di medicina di base (CMB) con la FMH, pharmaSuisse e l'UFSP. Se il Suo istituto organizza una propria campagna di vaccinazione, di solito è la via più semplice, perché lì paga di regola il datore di lavoro. Le Settimane della vaccinazione sono la soluzione se ha perso la data interna.
Il 13 ottobre l'UFSP ha segnalato che una parte dei vaccini antinfluenzali arriva in ritardo, in Svizzera come in tutta Europa. Secondo l'UFSP, tutte le persone che lo desiderano potranno comunque farsi vaccinare prima dell'ondata. La Confederazione indica che il vaccino antinfluenzale si può fare lo stesso giorno di quello contro la COVID-19 o l'RSV, in tal caso uno nel braccio sinistro e l'altro nel destro.
Non fissi l'appuntamento subito prima di un turno di notte. Gli effetti collaterali frequenti sono dolore nel punto di iniezione, mal di testa e stanchezza, più di rado anche febbre, e di solito scompaiono nel giro di 1-3 giorni. E se decide consapevolmente di non vaccinarsi, resta un'ultima domanda.
Se rifiuta il vaccino
In tal caso deve accettare le conseguenze che il Suo istituto può legittimamente trarne, soprattutto una regola sulla mascherina. Un licenziamento solo per questo motivo è delicato. È abusiva la disdetta data perché l'altra parte esercita un diritto costituzionale (art. 336 CO), e tra questi rientra il diritto all'integrità fisica (art. 10 Cost.). La legge prevede però un'eccezione: quando l'esercizio del diritto lede un obbligo derivante dal rapporto di lavoro o pregiudica in modo essenziale la collaborazione nell'azienda. Una sentenza su un licenziamento per il rifiuto del vaccino antinfluenzale non l'abbiamo trovata. Come deciderebbe un tribunale dipende quindi dal singolo caso.
Il caso più vicino l'ha deciso nel gennaio 2024 il Tribunale del lavoro di Zurigo (Arbeitsgericht), ma riguardava il COVID (sentenza, in tedesco). Un collaboratore di una fondazione riconosciuta come casa di cura aveva rifiutato i test settimanali che il Canton Zurigo imponeva alle case di cura per il personale non vaccinato, e aveva rispettato solo in parte la regola sulla mascherina. La fondazione lo ha licenziato solo dopo diversi colloqui e un ammonimento scritto. Secondo la sentenza, questo licenziamento non era abusivo. Il tribunale ha affermato che una disdetta ordinaria per la violazione di istruzioni legittime di regola non dovrebbe essere abusiva, mentre lo sarebbe quella per il rifiuto di un'istruzione illecita o sproporzionata. Il Tribunale superiore del Canton Zurigo (Obergericht) ha confermato la sentenza nel principio nell'ottobre 2024, poi il caso è passato al Tribunale federale. Trasposto all'influenza, conterebbe quindi meno il no al vaccino che il rispetto della regola sulla mascherina.
Anche un trasferimento è possibile solo entro certi limiti. Swissnoso raccomanda di valutare mansioni senza contatto con i pazienti solo per il personale con sintomi respiratori che lavora in reparti ad alto rischio, come quelli di trapianto. Per il personale curante sano e non vaccinato non esiste una regola simile. Un altro impiego nei limiti del Suo contratto è un'istruzione; un altro salario o un'altra funzione è una modifica del contratto e richiede il Suo consenso.
Se ritiene abusivo un licenziamento, deve agire prima della scadenza del termine di disdetta. Fa opposizione per scritto presso il datore di lavoro (art. 336b CO) e, se non si arriva a un accordo, promuove azione entro 180 giorni dalla fine del rapporto di lavoro. L'indennità la stabilisce il giudice, al massimo sei mesi di salario (art. 336a CO). Chi lavora per un Cantone o un Comune verifichi prima il diritto del personale del proprio datore di lavoro, che può contenere regole proprie sul licenziamento.
Che cosa chiarire prima della stagione
A ottobre si informi su che cosa prevede il Suo istituto: se organizza una campagna di vaccinazione e quando, se ha una regola sulla mascherina per chi non è vaccinato e da quando vale, e chi registra il Suo stato vaccinale. Se vuole vaccinarsi, lo faccia durante la campagna interna o al più tardi in una delle Settimane della vaccinazione di novembre, e chiarisca i costi prima di rivolgersi altrove.
Se non vuole vaccinarsi, è un Suo diritto. Metta però in conto la mascherina durante la stagione e rispetti la regola, perché è il compromesso che la legge consente. E se cerca un nuovo posto, legga con attenzione le condizioni del contratto: è lì che un vaccino può diventare più facilmente un requisito.
Domande frequenti
- Le regole sono le stesse se lavoro tramite un'agenzia di lavoro temporaneo?
- Sì, nella pratica quotidiana. Il Suo contratto di lavoro è con l'agenzia, ma i turni e le istruzioni li dà l'istituto in cui presta servizio, quindi vale anche la sua regola sulla mascherina. Chi paga il vaccino conviene chiarirlo con l'agenzia prima di iniziare la prima missione.
- Apprendisti e studenti in cure infermieristiche devono fare il vaccino antinfluenzale?
- No, per Lei come per tutti gli altri vale una raccomandazione, non un obbligo. L'UFSP cita espressamente studenti e tirocinanti tra le persone a cui la vaccinazione è raccomandata. Se la Sua azienda formatrice offre il vaccino, di solito può riceverlo lì gratuitamente.
- Posso lavorare con un leggero raffreddore?
- Secondo le raccomandazioni di Swissnoso sì, se non ha febbre o se la febbre è passata. In tal caso porta una mascherina chirurgica durante il contatto diretto con altre persone e, se possibile, fa le pause lontano dagli altri. Con la febbre o con sintomi più forti valgono le regole del Suo istituto.
- Il vaccino anti-COVID è raccomandato al personale sanitario?
- Non in generale. Swissnoso precisa che attualmente non esiste una raccomandazione generale di vaccinare contro la COVID-19 gli operatori sanitari. L'UFSP la raccomanda da settembre alle persone dai 65 anni in su, a quelle con determinate patologie o con trisomia 21 e alle donne incinte con determinate patologie, indipendentemente dalla professione.
- Che fine fanno i miei dati sulle vaccinazioni se cambio lavoro?
- Il datore di lavoro può conservarli solo finché gli servono per lo scopo previsto, poi deve distruggerli o renderli anonimi. Può chiedergli gratuitamente che cosa ha registrato su di Lei. Deve risponderLe entro 30 giorni.
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